ISTAT. PER L’EMERGENZA DEMOGRAFICA SERVE ORMAI LA PROTEZIONE CIVILE

 
 
«I dati diffusi dall’Istat sulle nascite prefigurano per il nostro Paese non più un “inverno” ma un vero e proprio crollo demografico» è il commento di Francesco Belletti, presidente del Forum.
«E non ha più neppure senso consolarsi con l’apporto delle donne straniere che mostrano anch’esse una fertilità in diminuzione. Risultato è che in un anno sono nati 15mila bambini in meno.
«Per anni ci hanno trattato come dei profeti di sventura, ma ora, davanti all’evidenza dei numeri, cos’altro deve succedere perché quella demografica venga considerata come una vera emergenza nazionale? Un Paese senza figli è condannato ad appassire socialmente, certo, ma anche economicamente; è destinato a perdere non solo chi pagherà le pensioni dei sempre più numerosi anziani, ma anche il bacino dell’innovazione e della dinamicità imprenditoriale. Nessun sistema economico può crescere se non ha le gambe che lo fanno camminare.
«Sorprende il coraggio di quei quasi 600mila genitori che ancora riescono a sperare nel futuro, mettendo in gioco la propria vita, la propria carriera, i propri progetti a servizio di una nuova vita. Non lasciamoli da soli, perché proprio loro, attraverso il loro coraggio, testimoniano che è dal basso che potrà nascere una rinnovata speranza per il futuro del Paese.
«Grazie all’insistenza della società civile, sembra che dalla legge di stabilità vengano dei timidi tentativi di sostegno alle famiglie, ma siamo ancora ben lontani da quello che occorrerebbe per evitare il suicidio di una Nazione» conclude Belletti. «Sarebbe necessario un vero e proprio Piano d’emergenza da gestire neanche come oculati amministratori della cosa pubblica, ma nell’ottica di una protezione civile chiamata ad intervenire su una catastrofe generalizzata».

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Daniele Nardi 

Capo ufficio stampa

Forum delle associazioni familiari
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Tiepide le politiche familiari in Sardegna

E’ quanto emerge da una ricerca  che il Forum delle Associazioni Familiari ha svolto  per studiare, valutare e  favorire  la ripresa di un dialogo e di un confronto sui temi del proprio Manifesto predisposto in occasione delle elezioni amministrative del 2010. Il Manifesto era stato sottoscrittoin molte regioni italiane  da oltre 400 candidati, molti dei quali risultati effettivamente eletti, compresi otto presidenti regionali: Caldoro (Campania), Cota (Piemonte), De Filippo (Basilicata), Formigoni (Lombardia), Polverini (Lazio), Rossi (Toscana), Scopelliti (Calabria), Spacca (Marche.)

Benché in Sardegna nessun candidato avesse sottoscritto il Manifesto, sono stati individuati e valutati 46 atti concernenti il biennio 2010-12.  L’indagine comparativa, volta a testare la reale corrispondenza fra le diverse azioni intraprese dagli Organi di governo regionale e le proposte che il Forum regionale ha sin qui avanzato, ha avuto come obiettivo la formulazione di un giudizio sintetico, rappresentato metaforicamente dalle faccine (con l’espressione più o meno felice) e dai colori del semaforo.

La Sardegna ha meritato una faccina gialla, espressiva di un giudizio intermedio.

Le motivazioni della parziale bocciatura affondano le loro radici in tre fondamentali punti nevralgici sintomatici dello “stato dell’arte” delle politiche familiari in Sardegna:

  1. La mancata definizione di una Legge regionale sulla Famiglia è il primo punto di debolezza delle politiche sociali in Sardegna. Questo provvedimento potrebbe rappresentare un importante passo avanti in grado di mettere a sistema le risorse che talvolta invece sono impiegate attraverso provvedimenti-spot e che, anche se derivanti da specifica legislazione regionale in materia, non possono essere incanalate in un’ottica integrata e complessiva in vista cioè della piena promozione del benessere famigliare. Anche in occasione della 1^ Conferenza Regionale della Famiglia, tenutasi a Cagliari nel febbraio scorso, le rappresentanze delle forze politiche intervenute avevano pubblicamente manifestato la loro volontà ed il loro interesse affinché si potesse pervenire presto a fare sintesi delle varie proposte di Legge (ben 7 quelle depositate dalle varie forze politiche in Consiglio regionale), per poi arrivare ad una rapida approvazione in Aula.

Lo scorso aprile il Forum regionale era stato convocato dalla competente VII Commissione Sanità e anche in quell’occasione era stata ribadita l’urgenza di poter arrivare presto alla definizione di una Legge in materia che potesse cogliere e recepire l’urgenza dettata dalla negativa congiuntura economica che sta paralizzando tutto il sistema economico isolano e in primis le stesse famiglie.

  1. Altra proposta avanzata, sia in occasione 1^ Conferenza Regionale della Famiglia sia nel corso dell’audizione,è stata quella relativa  all’introduzione di risorse da destinare ad  una fiscalità regionale a misura di famiglia attraverso la sostituzione dell’ISEE con uno strumento più adeguato per determinare l’accesso ai servizi alla persona e l’introduzione di deduzioni o detrazioni per carichi familiari per le addizionali regionali e comunali sul modello Fattore Famiglia come altre Regioni , variamente amministrate, hanno già fatto o si stanno accingendo a fare. Ma nessuna politica fiscale, nessuna modulazione delle tariffe in senso family friendly è stata finora presa in considerazione;
  2.  Riconoscimento dei figli come “bene pubblico” da sostenere anche economicamente. Sinora sono state rare le azioni concrete di tutela della vita nascente, di sostegno alle maternità difficili  considerando che la Sardegna è una Regione che vanta uno degli indici di fertilità più bassi d’Italia.

La valutazione è relativa alla prima parte del mandato.  La pars construens, ravvisata nella possibilità di rilancio delle stesse politiche in questi mesi che mancano dalla fine del mandato, è possibile pianificarla attraverso la consultazione costante dell’ASSOCIAZIONISMO nella programmazione degli interventi  in osservanza dell’irrinunciabile principio di sussidiarietà la cui applicazione, sin dal livello dell’UE fino a quello del più piccolo Municipio, è dovere di ogni singolo amministratore della cosa pubblica.

Valutazione singole regioni

Valutazione Sardegna

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