Rapporto Caritas sulla povertà

fonte:  Caritas italiana

“IN CADUTA LIBERA”, L’ITALIA CHE NON REGGE

di Walter Nanni

Non per fare del disfattismo. Ma siamo In caduta libera. Il titolo del decimo Rapporto sulla povertà e l’esclusione
sociale in Italia realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Zancan reca un titolo tutt’altro che consolatorio.
Perché la povertà, nel nostro paese, era un fenomeno ramificato già prima che l’economia planetaria (e nazionale) vacillasse, anche a causa dell’assenza di incisive e organiche politiche di contrasto.
Ma adesso, a due anni dall’inizio della crisi finanziaria e della recessione economica, lo scenario si inasprisce, al di là di quanto attestano le rilevazioni statistiche ufficiali.
Il Rapporto contiene dati e analisi derivanti dall’esperienza quotidiana di lavoro delle Caritas diocesane e locali,
in tutto il paese. Più in dettaglio, ha una prima parte, curata dalla Fondazione Zancan, che considera le dimensioni
territoriali della povertà e le capacità di risposta delle istituzioni, realizzando una comparazione con alcuni stati europei.
La seconda parte, curata da Caritas Italiana, approfondisce il legame tra comunità ecclesiale e povertà. Poveri “non assistibili”
Proprio nella seconda parte, il Rapporto attesta che nel biennio 2009-2010 si è registrato un aumento medio del
25%, che interessa tutte le regioni d’Italia, del numero di persone che si rivolgono a Caritas per chiedere aiuto. Ai
centri di ascolto continuano a rivolgersi soprattutto stranieri (68,9% degli utenti), ma è cresciuta del 40% la presenza
di italiani, così come quella di nuovi utenti (+30%), che si affiancano al ritorno in Caritas (talvolta anche dopo 5-6 anni dall’ultima visita al centro di ascolto) di “vecchie conoscenze”.
L’esame dei dati relativi ai bisogni degli utenti conferma l’esistenza di forti problemi di povertà economica (65,9%), occupazione (62%) e, in minor misura, alloggio (23,6%), sia tra gli italiani che tra gli stranieri. Appaiono in aumento gli utenti seguiti in modo esclusivo dalla Caritas o da altri soggetti ecclesiali: molti nuovi poveri non sono “assistibili” economicamente dai servizi sociali, perché nonostante abbiano un tenore di vita molto basso, percepiscono un reddito “di partenza” (tra cui la pensione), oppure dispongono della casa di proprietà. Gli operatori Caritas evidenziano, in sintesi, scarsa tempestività degli enti locali nell’affrontare le nuove povertà, unita a mancanza di competenze riguardo alla gestione dei fenomeni di indebitamento.
In base alle esperienze Caritas, appare sempre più difficile estrapolare modelli e percorsi generalizzabili di povertà:
le carriere di povertà sono sempre più veloci, complesse, multidimensionali, con frequenti uscite e “ritorni” in una situazione di disagio sociale. E anche se non si rimane a lungo in condizione di fatica economica, il persistere del “fiatone” finanziario e il progressivo esaurimento delle risorse determinano situazioni di disagio psicologico e conflittualità intrafamiliare. Infatti le storie incontrate da Caritas sono sempre meno legate a individui soli e sempre più caratterizzate da un coinvolgimento dell’intero nucleo familiare. Particolarmente vulnerabili sono le personeappartenenti alla fascia di età di mezzo: separati e divorziati, donne sole con prole, occupati con instabilità lavorativa persistente, licenziati e cassintegrati, famiglie monoreddito, donne con difficoltà a rientrare nel mercato del lavoro dopo la maternità, ecc. Vi sono però situazioni di povertà legate a livelli di spesa eccessivi, non corrispondenti all’entità del reddito familiare: a determinare questo fenomeno contribuiscono il gioco d’azzardo e comportamenti di cattiva gestione del reddito. “Social card”? Poco utile… Tra gli altri contenuti del Rapporto, spiccano anzitutto i
risultati di un’indagine valutativa (realizzata da Caritas con Cisl e Acli) sulle misure di contrasto delle situazioni di povertà, introdotte dal governo italiano nel biennio 2007-2008. L’abolizione dell’Ici per la prima casa è stata
considerata la misura maggiormente efficace, su questo versante, mentre la social cardha riscosso valutazioni sostanzialmente negative: il 94,9% degli operatori intervistati la ritiene “poco” o “per niente utile”.
Nel Rapporto, come detto, sono analizzati vari documenti dei vescovi italiani negli ultimi due-tre anni (lettere pastorali, omelie, ecc.), soprattutto in riferimento alle 11 regioni e alle 2 province autonome, che rappresentano i casi-studio su cui si è concentrato il volume. L’attenzione dei vescovi tiene conto della complessità delle nuove situazioni di povertà, che alle tradizionali forme urbane di esclusione sociale affianca varie e inedite situazioni di impoverimento, che riguardano molte famiglie, colpite nella capacità di risparmio e consumo. Le chiese locali,
specie nel Mezzogiorno, hanno concentrato l’attenzione sul tema della precarietà del lavoro, ribadendo allo stesso tempo l’esigenza di potenziare infrastrutture e servizi di base, non ultima una rete scolastica davvero in grado di formare le nuove generazioni.
Molti anche i gesti simbolici dei vescovi che hanno espresso vicinanza alle famiglie e alle persone colpite dalla crisi economica. Sul piano operativo, invece, il Rapporto ricorda che, secondo un monitoraggio effettuato a giugno 2010 da Caritas Italiana, ben 196 Caritas diocesane (su un totale di 220) hanno attivato iniziative anti-crisi, in totale ben 635. E Caritas Italiana ha accompagnato le Caritas diocesane e le Delegazioni regionali Caritas alla presentazione di numerosi progetti di contrasto della povertà: 195, formulati da 114 Caritas diocesane, relativi a vari ambiti di bisogno, per realizzare i quali sono stati richiesti oltre 11,3 milioni di euro alla Cei (mentre la partecipazione economica diretta delle diocesi assomma a oltre 9,5 milioni di euro). Destinatari di tutti questi sforzi sono famiglie in difficoltà, minori, immigrati, detenuti ed ex detenuti, anziani, vittime di violenza e tratta, malati terminali, persone senza dimora, richiedenti asilo. Specifiche attenzioni sono riservate al tema delle dipendenze (da sostanze, farmaci, ecc.) e ai problemi di occupazione, usura, indebitamento e abitativi. Il Rapporto contiene infine, come detto, un’ampia sezione
dedicata al contesto europeo e al ruolo delle chiese nel contrasto della crisi economica. Di fronte alla crisi economico-
finanziaria, tutte le 48 Caritas europee si sono attrezzate, avviando servizi e progetti specifici, che in molti casi rappresentano un potenziamento di attività in atto da anni. Notevole anche l’attività di studio e ricerca su tali
fenomeni, utile anche per l’elaborazione di statistiche e linee guida, ai livello nazionali ed europeo.

Articoli correlati:  “Crisi e disoccupazione pagano le famiglie” in  http://www.avvenire.it

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