Geronzi, serve sostegno a famiglia

fonte: ANSA

ANCHE IL PRESIDENTE GENERALI CHIEDE PIU’ SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE

Annunci

Dal quoziente familiare al FattoreFamiglia

Per un fisco più equo.  il “Primopiano” del n. 41 di Famiglia Cristiana. Con una nuova proposta: dal quoziente familiare al FattoreFamiglia.



Il Papa: dalla crisi si esce sostenendo la famiglia

Il Papa: dalla crisi si esce sostenendo la famiglia

Fonte: Zenit.org

Nel messaggio per la Settimana Sociale di Reggio Calabria
ROMA, giovedì, 14 ottobre 2010 (ZENIT.org).- La via per riemergere dalla crisi economica e culturale che sta investendo l’Italia si trova nel sostegno alla famiglia e nell’impegno per il bene comune al di là degli interessi di parte. E’ quanto si legge nel messaggio scritto da Benedetto XVI in occasione la 46ma Settimana sociale dei cattolici italiani, in programma a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre sul tema “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese”.Alla quattro giorni di incontri apertasi questo giovedì pomeriggio partecipano oltre 1200 delegati provenienti da tutte le 227 diocesi italiane: quasi un quarto è formato da giovani, per il resto molti i rappresentanti di associazioni e movimenti laicali, così come i vescovi, i sacerdoti, i  religiosi e le religiose, i diaconi. 

Accennado alla crisi finanziaria globale che ha avuto profonde ripercussioni anche nel nostro Paese, aggravando le situazioni di disoccupazione e precarietà tra i giovani – specialmente nelle aree del Mezzogiorno – che non di rado sfociano in “rassegnazione”, il Papa ha indicato alcune direttrici per rilanciare uno sviluppo integrale.

Infatti, spiega il Santo Padre, “il problema non è soltanto economico, ma soprattutto culturale e trova riscontro in particolare nella crisi demografica, nella difficoltà a valorizzare appieno il ruolo delle donne, nella fatica di tanti adulti nel concepirsi e porsi come educatori”.

Per questo è necessario che “tutti i soggetti istituzionali e sociali si impegnino nell’assicurare alla famiglia efficaci misure di sostegno, dotandola di risorse adeguate e permettendo una giusta conciliazione con i tempi del lavoro”.

La famiglia, aggiunge ancora, non solo è il “cuore della vita affettiva e relazionale” ma anche il “luogo che più e meglio di tutti gli altri assicura aiuto, cura, solidarietà, capacità di trasmissione del patrimonio valoriale alle nuove generazioni”.

Il Papa accena poi al fenomeno migratorio e alla ricchezza che esso può apportare, ed incoraggia a individuare, “nel pieno rispetto della legalità, i termini dell’integrazione” e a “fare tutto il possibile per debellare quelle situazioni di ingiustizia, di miseria e di conflitto che costringono tanti uomini a intraprendere la via dell’esodo”.

Sfuggendo all’illusione di “delegare la ricerca di soluzioni soltanto alle pubbliche autorità”, il Papa invita “a uscire dalla ricerca del proprio interesse esclusivo, per perseguire insieme il bene del Paese e dell’intera famiglia umana”.

Per questo torna a rinnovare il suo appello “perché sorga una nuova generazione di cattolici, persone interiormente rinnovate che si impegnino nell’attività politica senza complessi d’inferiorità”.

“Tale presenza, certamente, non s’improvvisa – sottolinea Benedetto XVI -; rimane, piuttosto, l’obiettivo a cui deve tendere un cammino di formazione intellettuale e morale che, partendo dalle grandi verità intorno a Dio, all’uomo e al mondo, offra criteri di giudizio e principi etici per interpretare il bene di tutti e di ciascuno”.

Da qui, quindi, l’impegno della Chiesa in Italia “nella formazione di coscienze cristiane mature, cioè aliene dall’egoismo, dalla cupidigia dei beni e dalla bramosia di carriera e, invece, coerenti con la fede professata, conoscitrici delle dinamiche culturali e sociali di questo tempo e capaci di assumere responsabilità pubbliche con competenza professionale e spirito di servizio”.

“Alla vigilia del 150° anniversario dell’Unità nazionale – conclude -, da Reggio Calabria possa emergere un comune sentire, frutto di un’interpretazione credente della situazione del Paese; una saggezza propositiva, che sia il risultato di un discernimento culturale ed etico, condizione costitutiva delle scelte politiche ed economiche”.

In un messaggio al Cardinale Angelo Bagnasco in occasione dell’apertura dei lavori, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha lodato l’impegno e la vocazione della Chiesa cattolica “per il progresso civile, economico e sociale dell’Italia, la cui identità culturale è permeata dai valori cristiani”.

La sua “agenda” di speranza, ha continuato, “testimonia anche che la nostra società è tutt’ora ricca di uomini animati da quella che Lei stesso ha definito ‘energia morale’, capaci di guardare con fiducia e concretezza al futuro, affrontando con senso di appartenenza i problemi di pressante attualità”.

Rapporto Caritas sulla povertà

fonte:  Caritas italiana

“IN CADUTA LIBERA”, L’ITALIA CHE NON REGGE

di Walter Nanni

Non per fare del disfattismo. Ma siamo In caduta libera. Il titolo del decimo Rapporto sulla povertà e l’esclusione
sociale in Italia realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Zancan reca un titolo tutt’altro che consolatorio.
Perché la povertà, nel nostro paese, era un fenomeno ramificato già prima che l’economia planetaria (e nazionale) vacillasse, anche a causa dell’assenza di incisive e organiche politiche di contrasto.
Ma adesso, a due anni dall’inizio della crisi finanziaria e della recessione economica, lo scenario si inasprisce, al di là di quanto attestano le rilevazioni statistiche ufficiali.
Il Rapporto contiene dati e analisi derivanti dall’esperienza quotidiana di lavoro delle Caritas diocesane e locali,
in tutto il paese. Più in dettaglio, ha una prima parte, curata dalla Fondazione Zancan, che considera le dimensioni
territoriali della povertà e le capacità di risposta delle istituzioni, realizzando una comparazione con alcuni stati europei.
La seconda parte, curata da Caritas Italiana, approfondisce il legame tra comunità ecclesiale e povertà. Poveri “non assistibili”
Proprio nella seconda parte, il Rapporto attesta che nel biennio 2009-2010 si è registrato un aumento medio del
25%, che interessa tutte le regioni d’Italia, del numero di persone che si rivolgono a Caritas per chiedere aiuto. Ai
centri di ascolto continuano a rivolgersi soprattutto stranieri (68,9% degli utenti), ma è cresciuta del 40% la presenza
di italiani, così come quella di nuovi utenti (+30%), che si affiancano al ritorno in Caritas (talvolta anche dopo 5-6 anni dall’ultima visita al centro di ascolto) di “vecchie conoscenze”.
L’esame dei dati relativi ai bisogni degli utenti conferma l’esistenza di forti problemi di povertà economica (65,9%), occupazione (62%) e, in minor misura, alloggio (23,6%), sia tra gli italiani che tra gli stranieri. Appaiono in aumento gli utenti seguiti in modo esclusivo dalla Caritas o da altri soggetti ecclesiali: molti nuovi poveri non sono “assistibili” economicamente dai servizi sociali, perché nonostante abbiano un tenore di vita molto basso, percepiscono un reddito “di partenza” (tra cui la pensione), oppure dispongono della casa di proprietà. Gli operatori Caritas evidenziano, in sintesi, scarsa tempestività degli enti locali nell’affrontare le nuove povertà, unita a mancanza di competenze riguardo alla gestione dei fenomeni di indebitamento.
In base alle esperienze Caritas, appare sempre più difficile estrapolare modelli e percorsi generalizzabili di povertà:
le carriere di povertà sono sempre più veloci, complesse, multidimensionali, con frequenti uscite e “ritorni” in una situazione di disagio sociale. E anche se non si rimane a lungo in condizione di fatica economica, il persistere del “fiatone” finanziario e il progressivo esaurimento delle risorse determinano situazioni di disagio psicologico e conflittualità intrafamiliare. Infatti le storie incontrate da Caritas sono sempre meno legate a individui soli e sempre più caratterizzate da un coinvolgimento dell’intero nucleo familiare. Particolarmente vulnerabili sono le personeappartenenti alla fascia di età di mezzo: separati e divorziati, donne sole con prole, occupati con instabilità lavorativa persistente, licenziati e cassintegrati, famiglie monoreddito, donne con difficoltà a rientrare nel mercato del lavoro dopo la maternità, ecc. Vi sono però situazioni di povertà legate a livelli di spesa eccessivi, non corrispondenti all’entità del reddito familiare: a determinare questo fenomeno contribuiscono il gioco d’azzardo e comportamenti di cattiva gestione del reddito. “Social card”? Poco utile… Tra gli altri contenuti del Rapporto, spiccano anzitutto i
risultati di un’indagine valutativa (realizzata da Caritas con Cisl e Acli) sulle misure di contrasto delle situazioni di povertà, introdotte dal governo italiano nel biennio 2007-2008. L’abolizione dell’Ici per la prima casa è stata
considerata la misura maggiormente efficace, su questo versante, mentre la social cardha riscosso valutazioni sostanzialmente negative: il 94,9% degli operatori intervistati la ritiene “poco” o “per niente utile”.
Nel Rapporto, come detto, sono analizzati vari documenti dei vescovi italiani negli ultimi due-tre anni (lettere pastorali, omelie, ecc.), soprattutto in riferimento alle 11 regioni e alle 2 province autonome, che rappresentano i casi-studio su cui si è concentrato il volume. L’attenzione dei vescovi tiene conto della complessità delle nuove situazioni di povertà, che alle tradizionali forme urbane di esclusione sociale affianca varie e inedite situazioni di impoverimento, che riguardano molte famiglie, colpite nella capacità di risparmio e consumo. Le chiese locali,
specie nel Mezzogiorno, hanno concentrato l’attenzione sul tema della precarietà del lavoro, ribadendo allo stesso tempo l’esigenza di potenziare infrastrutture e servizi di base, non ultima una rete scolastica davvero in grado di formare le nuove generazioni.
Molti anche i gesti simbolici dei vescovi che hanno espresso vicinanza alle famiglie e alle persone colpite dalla crisi economica. Sul piano operativo, invece, il Rapporto ricorda che, secondo un monitoraggio effettuato a giugno 2010 da Caritas Italiana, ben 196 Caritas diocesane (su un totale di 220) hanno attivato iniziative anti-crisi, in totale ben 635. E Caritas Italiana ha accompagnato le Caritas diocesane e le Delegazioni regionali Caritas alla presentazione di numerosi progetti di contrasto della povertà: 195, formulati da 114 Caritas diocesane, relativi a vari ambiti di bisogno, per realizzare i quali sono stati richiesti oltre 11,3 milioni di euro alla Cei (mentre la partecipazione economica diretta delle diocesi assomma a oltre 9,5 milioni di euro). Destinatari di tutti questi sforzi sono famiglie in difficoltà, minori, immigrati, detenuti ed ex detenuti, anziani, vittime di violenza e tratta, malati terminali, persone senza dimora, richiedenti asilo. Specifiche attenzioni sono riservate al tema delle dipendenze (da sostanze, farmaci, ecc.) e ai problemi di occupazione, usura, indebitamento e abitativi. Il Rapporto contiene infine, come detto, un’ampia sezione
dedicata al contesto europeo e al ruolo delle chiese nel contrasto della crisi economica. Di fronte alla crisi economico-
finanziaria, tutte le 48 Caritas europee si sono attrezzate, avviando servizi e progetti specifici, che in molti casi rappresentano un potenziamento di attività in atto da anni. Notevole anche l’attività di studio e ricerca su tali
fenomeni, utile anche per l’elaborazione di statistiche e linee guida, ai livello nazionali ed europeo.

Articoli correlati:  “Crisi e disoccupazione pagano le famiglie” in  http://www.avvenire.it

Europa vecchio continente

1 ottobre 2010

L’INVERNO DELLA POPOLAZIONE

Davvero un «vecchio continente»

fonte Avvenire
Michela Coricelli
«L’Europa è immersa in un grande inverno demografico. Per il futuro, le previsioni sono ancora più catastrofiche. Purtroppo i governi europei non si sono ancora resi conto dei problemi che stanno per esplodere. Hanno una visione limitata, a breve termine, e pensano ancora si possa intervenire con politiche come il prolungamento dell’età lavorativa. Sbagliano, perché non risolvono la situazione all’origine». Eduardo Hertfelder, responsabile dell’Istituto di Politica Familiare (Ipf), ha pochi dubbi sul panorama demografico e sulle politiche familiari adottate nel Continente: «Continuiamo con un trend tutto negativo».
Nel rapporto che la responsabile della Rete europea dell’Ipf, Lola Velarde, presenterà oggi all’Assemblea plenaria delle Conferenze episcopali europee a Zagabria, emergono dati allarmanti. «L’Europa ormai è veramente un “vecchio continente”: ci sono più anziani che giovani. Ma nel 2050 arriveremo ad una situazione tale, per cui solo il 14% della popolazione avrà meno di 14 anni e il 30% supererà i 65 anni», anticipa Hertfelder ad Avvenire. L’invecchiamento è ormai «globale, non parliamo più solo dei 27 membri dell’Unione europea: nel nostro studio sono compresi anche Paesi come la Russia». C’è un altro dato chiave: una chiara contraddizione fra la teoria e la pratica. «Nonostante molti Paesi d’Europa riconoscano nelle loro Costituzioni l’importanza della famiglia e il dovere dello Stato di proteggerla, i governi continuano ad approvare leggi che sono passi indietro», ad esempio sull’aborto. Quanto agli aiuti pubblici per le famiglie o la maternità, siamo ancora in alto mare: «Purtroppo, il quadro è pessimo»; la Spagna, su questo fronte, è il fanalino di coda d’Europa e l’Italia non è messa molto meglio. 

Non è la prima volta che l’Ipf lancia l’allarme. Nel novembre 2009 la Rete europea dell’istituto di politica familiare presentò un altro rapporto di fronte al Parlamento Ue. I principali problemi del continente – avvisava l’organismo – sono «l’invecchiamento della popolazione, la natalità critica, l’incemento degli aborti, il crollo delle nozze, l’esplosione delle fratture familiari e lo svuotamento dei nuclei»: in due case su tre non ci sono figli. A livello sociale, secondo l’Ipf, il panorama mostra una «società destrutturata dalla rottura familiare, con case sempre più solitarie, con un individualismo crescente e una perdita di valori e punti di riferimento che rendano possibile la coesione sociale». Le conseguenze di questa tendenza saranno pesanti anche sul fronte economico. La spesa pubblica continuerà ad aumentare a causa dell’invecchiamento demografico, con l’inevitabile crescita del budget destinato a pensioni e sanità. L’altra faccia della stessa moneta è il deficit di natalità. Risultato: il welfare europeo rischia il fallimento.

Uno degli aspetti più preoccupanti che sottolineava lo scorso novembre l’Ipf, era l’incremento esponenziale delle interruzioni volontarie di gravidanza: dal 1990 «sono stati realizzati 28 milioni di aborti nell’Unione europea» e ormai «sono diventati la prima causa di mortalità» nel continente. Quell’agghiacciante cifra – 28 milioni – equivarrebbe a tutte le popolazioni di Malta, Lussemburgo, Cipro, Estonia, Slovenia, Lettonia, Lituania, Irlanda, Finlandia e Slovacchia.

Serve una virata, un cambiamento di rotta. «È necessario riorientare le politiche familiari» dei governi europei, affinché «si concentrino anche sulla famiglia come gruppo sociale, per facilitare lo svolgimento corretto delle sue funzioni», secondo l’Ipf. Ma non bastano le «politiche settoriali o i programmi integrali per i membri delle famiglie come individui». Per l’Istituto, è necessaria una strategia che riconosca «il gruppo familiare come mezzo affettivo, educativo, economico e sociale», dunque legislazioni che non parlino più solo in termini di individui, bensì di «persone che vivono in una famiglia».

Commento Pd al Fattore Famiglia

Fonte ASCA Commento al fattore famiglia

Pubblicato su Uncategorized. Commenti disabilitati su Commento Pd al Fattore Famiglia

Il Papa in Sicilia

“DOVE CI SONO GIOVANI E FAMIGLIE CHE SCELGONO LA VIA DEL VANGELO, C’È SPERANZA”

fonte http://www.zenit.org/article-23942?l=italian

La famiglia, fonte di vita e di fede

L’accostamento tra giovani e famiglie, ha spiegato il Pontefice, “non può essere solamente occasionale, o funzionale”, perché “ha un senso, un valore umano, cristiano, ecclesiale”. 

A questo proposito, il Papa ha voluto portare la testimonianza di Chiara Badano, beatificata il 25 settembre a Roma. Nata nel 1971, è morta nel 1990 per una malattia incurabile. 

“La sua vita è stata breve, ma è un messaggio stupendo”, ha indicato, ricordandone i “diciannove anni pieni di vita, di amore, di fede. Due anni, gli ultimi, pieni anche di dolore, ma sempre nell’amore e nella luce, una luce che irradiava intorno a sé e che veniva da dentro: dal suo cuore pieno di Dio!”.

“Evidentemente si tratta di una grazia di Dio – ha segnalato –, ma questa grazia è stata anche preparata e accompagnata dalla collaborazione umana: la collaborazione di Chiara stessa, certamente, ma anche dei suoi genitori e dei suoi amici”.

“La famiglia è fondamentale perché lì germoglia nell’anima umana la prima percezione del senso della vita. Germoglia nella relazione con la madre e con il padre, i quali non sono padroni della vita dei figli, ma sono i primi collaboratori di Dio per la trasmissione della vita e della fede”.

In questo contesto, il Papa ha ricordato altri esempi di giovani virtuosi, come la Beata Pina Suriano, le Venerabili Maria Carmelina Leone e Maria Magno, i Servi di Dio Rosario Livatino e Mario
Giuseppe Restivo, e “tanti giovani che voi conoscete! Spesso la loro azione non fa notizia,
perché il male fa più rumore, ma sono la forza, il futuro della Sicilia!”.

“Non abbiate paura di contrastare il male!”, ha chiesto il Papa ai giovani e alle famiglie. “Insieme, sarete come una foresta che cresce, forse silenziosa, ma capace di dare frutto, di portare vita e di rinnovare in modo profondo la vostra terra! Non cedete alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo!”

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: